LudAngio - PAROLE di VITA

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  San LUDOVICO D'ANGIÒIl PRINCIPE che scelse la POVERTÀ • FONTE

 Brignoles (Provenza), febbraio 1274 - 19 agosto 1297                    
Figlio di Carlo d’Angiò, re di  Napoli. Da ragazzo fu condotto prigioniero con i fratelli presso il re  di Aragona, ed ebbe occasione di conoscere i Francescani.  Riacquistata  la libertà, rinunciò al trono e ad ogni altra prospettiva di grandezze  terrene. Ludovico venne ordinato sacerdote nel febbraio 1296, a ventidue  anni, e vescovo nel dicembre successivo. Fu inviato a reggere la  diocesi di Tolosa.
Nel ricco episcopato Ludovico, improntò la propria vita alle rigide  regole della povertà francescana. Predilesse i poveri, i malati, i  giudei vittime di persecuzione ed emarginazione e i carcerati ai quali  si recava spesso a far visita.
Ludovico venne elevato agli onori degli altari nel 1318 da Giovanni XXII, presenti sua madre e

Martirologio Romano: Presso  Brignoles nella Provenza in Francia, transito di san Ludovico, vescovo,  che, nipote del re san Luigi, desiderò la povertà evangelica ben più  che le lodi e gli onori del mondo e, ancor giovane di età ma maturo  nella virtù, fu elevato alla sede di Tolosa, ma, consumato dalla sua  malferma salute, si addormentò presto nella pace del Signore.            

Un condensato di grandezza in una vita  durata appena 23 anni; il titolo di d’Angiò proviene dalla dinastia  angioina, fondata alla fine del secolo IX da Folco il Rosso, signore  della antica contea di Angiò; nel 1234 Angiò fu annessa alla Francia dal  re s. Luigi IX (1214-1270) e da lui assegnata al fratello Carlo nel  1246.
Carlo I (1226-1285) allargò la grande dinastia oltre i confini francesi,  raggiungendo vasti domini in Italia, specie da quando il francese papa  Clemente IV, l’aveva chiamato a contrapporsi alla Casata degli Svevi e  così dopo averne sconfitto l’ultimo discendente Corradino di Svevia  (1252-1268), divenne il signore assoluto di tutto il Meridione d’Italia.  
Suo figlio primogenito Carlo II (1248-1309), si unì in matrimonio con  Maria, figlia ed erede del re Stefano IV d’Ungheria; da questa unione  nasceva secondogenito Ludovico nel febbraio 1274, a Brignoles in  Provenza, ma secondo altri studiosi egli sarebbe nato nel castello di  Nocera (SA); cosa possibile perché il padre Carlo II detto “lo Zoppo”,  era in quel tempo, sia principe di Salerno, sia governatore della  Provenza.
Ludovico insieme ai numerosi fratelli e sorelle, cresce educato  cristianamente dalla madre, mentre il padre si preoccupa di scegliere  per loro validi educatori nelle arti liberali e nelle scienze teologiche  e filosofiche; la fanciullezza trascorre in grande serenità tra  preghiera, studio, svaghi con i fratelli, passeggiate nei verdi parchi  dei Castelli della sua famiglia, in Provenza e in Italia.
Con la sensibilità del suo giovane cuore, si adopera per aiutare i  bisognosi, ricorrendo a tutti gli espedienti, anche non confacenti ad un  principe, come quello di sottrarre dalle cucine del cibo per i poveri  affamati.
Il 5 luglio 1284, durante una battaglia navale nelle acque di Napoli, il  padre Carlo II d’Angiò, principe di Salerno ed erede al trono di  Sicilia, viene fatto prigioniero da Alfonso III d’Aragona (1265-91)  nell’ambito della Guerra dei Vespri Siciliani, in corso fra Angioini ed  Aragonesi per il governo della Sicilia.
Verrà poi liberato quattro anni dopo, per succedere sul trono al padre  Carlo I morto nel 1285; con il trattato di Camporeale del 1288 Alfonso  III d’Aragona gli concede la libertà, ma solo se lascia come ostaggi  agli Aragonesi, tre suoi figli, Ludovico, Roberto e Raimondo, insieme a  cinquanta gentiluomini del regno; costretto ad accettare, Carlo II però  chiese per loro, una educazione confacente al rango di principi.
E il 18 novembre 1288 i tre giovani principi strappati dalla loro casa e  dagli affetti familiari, si imbarcarono per la Spagna, facendo una  prima tappa nel grande castello di Moncada in Catalogna, dove restarono  per un  anno, poi dal 1289 al 1293 furono nel castello di Ciurana, nel  1293 per alcuni mesi a Castile e fino alla metà del 1294 a Barcellona.
In quell’anno vennero ricondotti al castello di Ciurana dove rimasero  fino al 31 ottobre 1295, quando vennero restituiti, dopo sette anni,  alla famiglia. Durante tutto questo itinerante e tormentato periodo  catalano, i tre giovani ostaggi, per volere del loro genitore, vivevano  insieme a due francescani, Francesco Brun (futuro vescovo di Gaeta) e  Pietro Scarrier (futuro vescovo di Rampolla, confessore della regina  Sancia) i quali erano valenti educatori; inoltre furono sempre in  contatto epistolare con il dotto francescano Pietro di Giovanni Olivi,  ricevendone conforto con il suo profondo pensiero.
Tali contatti francescani, avranno un’influenza decisiva sulla vita di  Ludovico, nel quale proprio nel periodo catalano, sbocciò la vocazione  al sacerdozio, del resto la sua vita fu più intensamente vissuta nella  preghiera dei suoi fratelli, con episodi premonitori come la lotta con  un grande gatto nero che l’aveva assalito mentre era in preghiera e che  Ludovico mise in fuga con un segno di croce.  
Nel gennaio 1290 si ammala in modo così grave da sembrare ormai prossima  la morte, curato dai due fratelli esiliati e dai gentiluomini  costernati del seguito, con i ritrovati più nuovi dei medici si cerca di  vincere la terribile malattia, la tisi polmonare; Ludovico si affida  allora alla fede in Dio e alla Sua volontà e prodigiosamente guarisce  istantaneamente, lasciando sbalorditi gli stessi medici; ed egli confida  ai due francescani, la promessa fatta sull’orlo della sua fine, di  indossare il saio dell’Ordine di s. Francesco.
Pur se lontano, il padre Carlo II lo segue con trepidazione e alla fine  acconsente alla sua scelta di vita religiosa, con qualche perplessità  per il tipo di Ordine che è mendicante, poco consono ad un principe.
Nel 1294 a 20 anni papa Celestino V gli permette di ricevere la tonsura  ed i primi quattro Ordini minori; già nel 1290 nella piccola cappella  della fortezza di Ciurana, aveva indossato l’abito ecclesiastico. Nel  1295 muore il primogenito Carlo Martello suo fratello, re d’Ungheria dal  1292 ed erede del trono di Napoli; in linea di successione Ludovico  diventa erede del Regno.
Intanto egli aveva tentato di entrare fra i francescani di Montpellier,  durante il suo viaggio di ritorno dalla lunga prigionia in Catalogna, ma  non viene accettato perché è un principe reale designato al trono;  prosegue il viaggio, dopo aver incontrato i suoi genitori giubilanti e  arriva a Roma dove nel Natale del 1295 papa Bonifacio VIII gli  conferisce il suddiaconato.
Ripartito da Roma, giunge con i fratelli finalmente a Napoli, sede della  Casa Angioina, fra il tripudio del popolo e qui fra il gennaio e  febbraio del 1296 egli compie il gesto ufficiale di rinuncia sui diritti  del Regno di Napoli e sulle contee di Angiò e di Provenza a favore del  fratello Roberto d’Angiò (1275-1343) che governò lasciando una grande  impronta della sua grande personalità nel regno, cultore delle lettere è   soprannominato “il Saggio”.
Ludovico libero dagli impegni ereditari, si ritira per un breve periodo  con alcuni religiosi, nel Castel dell’Ovo sul litorale napoletano, dove  trascorre in preghiera e meditazione, la preparazione al sacerdozio.  Verrà ordinato sacerdote il 19 maggio 1296 dall’arcivescovo di Napoli,  nella basilica francescana di San Lorenzo Maggiore, il giorno seguente  celebra la prima Messa nella Cappella del Palazzo Reale.
Ludovico resta a Napoli proseguendo la sua opera di carità verso i  bisognosi, fra il rispetto di tutti per il suo stato sacerdotale;  interviene presso il padre Carlo II per risparmiare la vita di un  centinaio di uomini  sovversivi, di una ‘galera’ catturata  e il padre  accondiscese. Poi da Roma giunge la notizia inaspettata che il papa  Bonifacio VIII lo vuole nominare vescovo di Tolosa in Francia, egli  corre a Roma per cercare di rifiutare la carica, a causa della sua  giovane età, ha appena 22 anni, ma a quei tempi erano altri i criteri  nell’assegnazione di cariche così importanti.
Dopo l’insistenza del papa egli accetta solo con la condizione di  potersi fare prima francescano e così il 24 dicembre 1296 pronunziò i  voti nel convento dell’Ara Coeli di Roma, dove aveva trascorso un  periodo di preparazione all’evento, facendo vita in comune con i frati,  portando però il saio sotto la veste ecclesiastica, per consiglio del  papa, per non turbare la suscettibilità del re suo padre.
Il 30 dicembre sempre del 1296 nella basilica di S. Pietro viene  consacrato vescovo dal papa, con una solenne celebrazione, così  contrastante con lo spirito francescano di cui si sente pervaso. Poi  affronta di nuovo il viaggio fino a Napoli, con varie tappe per non  compromettere le sue delicate condizioni fisiche.
A Napoli la regina sua madre, con la corte e una folla festante, gli va  incontro per ricevere la sua benedizione episcopale e gli dona l’anello  pastorale fatto cesellare apposta per lui. Ludovico ritorna per un po’  nella pace del Castel dell’Ovo per ritemprarsi nello spirito e nel corpo  dopo tante emozioni.
Agli inizi del 1297 intraprende il lungo viaggio per la sua nuova  diocesi in Francia, facendo varie tappe di cui una al convento dell’Ara  Coeli, dove si dice depose solennemente gli abiti ecclesiastici e  indossando il saio francescano, suscitando lo scontento del padre.
Si fermò sempre in conventi francescani a Firenze, Siena, Genova,  Marsiglia, Montpellier, accolto festosamente dai frati consci del suo  rango, che invece lui non voleva ad ogni costo far risaltare. Nel maggio  1297 finalmente arriva a Tolosa tutta in festa per il suo nuovo vescovo  e un questa città Ludovico, sebbene così giovane attua il suo ministero  episcopale senza risparmiarsi, sempre presente dove c’è da aiutare,  senza escludere quanti sono ammalati di mali oscuri probabilmente  contagiosi.  
Il suo amore della povertà, il suo disprezzo per ogni fasto e vanità  mondane, il rifiuto di ogni comodità, il  desiderio di seguire le orme  di Cristo povero, ne fanno decisamente un francescano della posizione  degli  “spirituali” in opposizione ai “frates communes”, che  costituivano allora i movimenti contrapposti in seno all’Ordine  Francescano.
Un mese dopo l’arrivo a Tolosa si reca in Spagna in Catalogna, per  riappacificare Giacomo II re d’Aragona, suo cognato perché sposo di sua  sorella Bianca, e il conte di Foix. Durante il suo ritorno dalla  Catalogna, egli pensa di recarsi a Roma per assistere alla  canonizzazione del suo prozio s. Luigi IX re dei Francesi e in  piena  estate si mette in viaggio, a fine luglio 1297 arriva a Tarascona nella  Francia sud-orientale, dove tiene  una predicazione in onore di s. Marta  e qui apprende che il re suo padre si trova a Brignoles in Provenza e  che desidera vederlo ed egli benché molto affaticato per il caldo afoso e  per le strade accidentate, vi si reca.
Sempre a dorso di mulo, il cavallo è da lui rifiutato per un incidente  capitatogli qualche anno prima, e con alcuni frati, arriva a Brignoles  il 3 agosto e s’incontra con il padre, il quale vedendo il suo viso  sofferente, lo invita a fermarsi qualche giorno per riprendersi.
Il giorno dopo celebra la Messa in onore della festa di s. Domenico alla  presenza del re e della corte, ma già durante il rito si notano i segni  del suo pessimo stato di salute; il 5 agosto celebra ancora la S. Messa  in suffragio del fratello defunto Carlo Martello; alla sera dopo un  malessere, gli sale la febbre alta e da quel momento egli si dibatte tra  la vita e la morte, fra lo sgomento del re, dei suoi superiori  francescani e di tutta la corte; chiede il 15 agosto il S. Viatico,  trascorrono ancora quattro giorni di lotta inutile dei medici contro la  tisi polmonare, con Ludovico che affina la sua sofferenza offrendola a  Dio, edificando con la preghiera e la sopportazione tutti i presenti.
Il 19 agosto 1297 muore serenamente a soli 23 anni, nella sua città  natia, fra la costernazione generale, per suo desiderio viene tumulato  nel convento dei Frati Minori di Marsiglia, la cui tomba diventa subito  una meta di pellegrinaggi di tantissimi fedeli.
Le sue spoglie rimarranno a Marsiglia fino al 1423, quando per volere di  Alfonso V d’Aragona vennero traslate nella cattedrale di Valencia in  Spagna, dove riposano tuttora. Tre anni dopo la morte, nel 1300, si  avviarono i procedimenti per la sua canonizzazione, che avvenne il 7  aprile 1317, proclamata da parte di papa Giovanni XXII, nella città  pontificia di Avignone in Francia.
La sua festa è posta al 19 agosto.                                   
Autore: Antonio Borrelli


San Ludovico d'Anjou (noto anche come Ludovico di Tolosa o Luigi di Marsiglia) è stato un vescovo e francescano francese, vissuto alla fine del XIII secolo. L'agiografia della sua vita racconta il passaggio radicale dallo sfarzo della dinastia reale angioina alla rigorosa povertà della regola francescana. [1, 2]
Biografia e Origini Reali
Nato a Brignoles nel 1274, Ludovico era il secondogenito di Carlo II d'Angiò, re di Napoli, e di Maria d'Ungheria. Era nipote diretto di San Luigi IX, re di Francia, legame che impresse fin da subito una forte impronta spirituale e dinastica alla sua infanzia. [1, 2, 3]
La Prigionia e la Vocazione francescana
Nel 1284, a seguito della guerra dei Vespri Siciliani, il padre fu catturato. Per ottenere la sua liberazione, Ludovico e due fratelli furono inviati in Aragona come ostaggi. Durante i sette anni di prigionia forzata in Catalogna, Ludovico non cedette ai passatempi nobiliari. Si dedicò invece allo studio, alla preghiera e strinse profondi legami con i frati francescani, maturando la ferma decisione di entrare nell'Ordine dei Frati Minori. [3]
Il Rifiuto del Trono e l'Episcopato
Liberato nel 1295, Ludovico era diventato l'erede legittimo al trono di Napoli a causa della morte del fratello maggiore. Compì un gesto che scosse le corti europee: rinunciò a tutti i diritti di successione in favore del fratello minore, Roberto d'Angiò. [4, 5]
  • Nel dicembre del 1296 vestì segretamente l'abito francescano a Roma.
  • Papa Bonifacio VIII lo nominò Vescovo di Tolosa, nonostante la sua giovanissima età.
  • Ludovico accettò solo a condizione di poter professare pubblicamente i voti francescani di assoluta povertà.
Morte e Canonizzazione
Governo la diocesi di Tolosa con uno stile di vita umile, camminando a piedi nudi e servendo personalmente i poveri e i malati. La sua salute, già fragile a causa della prigionia, cedette rapidamente. Morì a Brignoles il 19 agosto 1297, a soli 23 anni. [1, 3, 6]
Fu proclamato santo da papa Giovanni XXII il 7 aprile 1317. La sua memoria liturgica si celebra il 19 agosto. [7, 8]
Iconografia e Rappresentazioni celebri
Nell'arte sacra, San Ludovico d'Angiò è facilmente riconoscibile per alcuni elementi paradossali e simbolici: [6, 9]
  • L'aspetto: Viene rappresentato come un giovane imberbe vestito con il saio francescano, parzialmente coperto da un ricco piviale vescovile ornato con i gigli d'oro di Francia. [6, 9, 10]
  • I simboli del potere rifiutato: Ai suoi piedi, o nelle sue mani, compaiono spesso la corona reale e lo scettro, a indicare la sovranità terrena a cui ha rinunciato per l'amore di Cristo. [6]
  • L'opera d'arte più famosa: La monumentale pala d'altare di Simone Martini, San Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d'Angiò (conservata al Museo di Capodimonte a Napoli), che legittimava politicamente il regno del fratello attraverso l'investitura sacra e fraterna del santo.




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